

lancio una carrellata di articoli.. che ho trovato frugando un po' così sul web...
la situazione è allarmante... è impressionante quello che è successo nel paese con il reddito procapite annuo + alto del mondo (45.000€ precisamente) CHE VIENE DA UN DECENNIO DI BOOM ECONOMICO STRAORDINARIO, che si è sbriciolato al minimo cedimento dell'intero sistema economico mondiale, data l'assenza di solide basi sotto...
Bjork: l'Islanda dal collasso economico al disastro ecologico
Björk
TimesOnline
Tratto da http://www.rebelion.org, traduzione per Senzasoste di Andrea Grillo
Dopo un tour di 18 mesi ero ansiosa di tornare qualche settimana nella vecchia e solida Islanda per godermi un po' di stabilità. All'inizio di quest'anno avevo tenuto là un concerto con l'obiettivo di sensibilizzare la gente sull'ambiente locale e il 10% del Paese aveva partecipato; ma non lo ritenevo sufficiente.
Perciò al ritorno decisi di contattare tutti gli isolani che avevano cercato senza successo di creare nuove imprese e mettere in pratica nuovi metodi ecologici di lavoro. Per molti anni la principale fonte di entrate per l'Islanda era stata la pesca, ma quando smise di generare profitti la gente cominciò a cercare altri modi per guadagnarsi da vivere. I conservatori che governano il Paese pensarono che se avessero dominato l'energia naturale dell'Islanda per venderla a grandi compagnie come Alcoa e Rio Tinto avrebbero risolto il problema.
Ora abbiamo tre fonderie di alluminio, le più grandi d'Europa; e nei prossimi tre anni vogliono costruirne altre due. Queste fonderie avranno bisogno dell'energia di alcune nuove centrali geotermiche, così come della costruzione di dighe che distruggerebbero spazi naturali incontaminati, geyser e campi di lava. Ricavare così tanta energia da zone geotermiche non è sostenibile.
Molti islandesi si oppongono alla costruzione di queste fonderie. Piuttosto preferirebbero continuare a creare imprese più piccole di loro proprietà e tenersi i soldi guadagnati. In Islanda ci sono state molte lotte per sostenere questa causa. Come risultato di una di queste il Ministro dell'Ambiente ha stabilito per la prima volta che prima di costruire qualsiasi fonderia o diga venga realizzato uno studio d'impatto ambientale.
E poi è arrivata la crisi economica. Famiglie giovani si vedono in pericolo di perdere le loro case e gli anziani di perdere le pensioni. E' una cosa catastrofica. La rabbia è palpabile. La gente in piazza insulta i sei maggiori capitalisti d'Islanda e li critica alla radio e alla televisione; voci furiose pretendono che vendano le loro proprietà e donino il ricavato allo Stato. Si è saputo che alcuni individui hanno ottenuto prestiti giganteschi all'estero senza che il popolo islandese lo sapesse. Ora a quanto pare è la nazione che deve rimborsarli.
Quello che esaspera la gente è che i responsabili di aver messo gli islandesi in questa situazione sono gli stessi che ora cercano di tirarcene fuori. Molti esigono le loro dimissioni e che lascino che siano altri a rimediare. Il più criticato è Davíð Oddsson, che si è autonominato direttore della Banca Centrale dopo 19 anni da sindaco di Reykjavik e 13 anni come primo ministro. Una volta alla settimana gli abitanti della capitale si riuniscono nel centro della città per chiederne le dimissioni.
E poi, a sorpresa, siamo stati vittime della clamorosa mazzata che ci ha assestato il primo ministro del Regno Unito. Cito testualmente una petizione firmata dalla decima parte del popolo islandese: "Gordon Brown ha utilizzato senza alcuna giustificazione la Legge Antiterrorismo contro il popolo d'Islanda per ottenere vantaggi politici a breve scadenza. Questo ha trasformato la grave situazione in un disastro nazionale... ora per ora, giorno dopo giorno, le azioni del governo britannico stanno annichilendo indiscriminatamente gli interessi islandesi" [1].
In generale non mi interesso di politica. Vivo felice nella terra della musica. Ma mi sono impegnata perché sembra proprio che i politici vogliano rovinare la natura dell'Islanda. E la settimana scorsa ho letto che a causa della crisi alcuni parlamentari islandesi stanno facendo pressioni perché si metta da parte la valutazione di impatto ambientale e le dighe possano essere costruite il più rapidamente possibile, così che Alcoa e Rio Tinto ottengano l'energia di cui hanno bisogno per far funzionare le due nuove fonderie.
L'Islanda è un piccolo Paese. Qui non c'è stata rivoluzione industriale e io speravo che potessimo evitarla del tutto e passare direttamente a opzioni sostenibili ad alta tecnologia. Se c'era qualcuno che era capace di farlo eravamo noi. La mentalità islandese ha qualcosa di meraviglioso, siamo audaci e amanti del rischio fino all'estrema imprudenza. Se si tratta di fare musica, di raccontare storie e di riflettere in modo creativo questa abitudine al rischio è qualcosa di grande. E dopo essere entrata in molte piccole imprese islandesi in fase di crescita, mi rendo conto che molte di queste hanno dato prova di audacia, sia nella biotecnologia che nell'alta tecnologia.
Gli islandesi sono gente con una solida formazione in scienze avanzate. Abbiamo la ORF, che è una delle migliori compagnie di biogenetica nel mondo; la Össur, che fabbrica gambe artificiali; la CCP, che costruisce giochi informatici, e molte altre. Abbiamo anche molti medici e professionisti sanitari. Grazie alle centinaia di geyser naturali che sbuffano in tutta l'isola e alla nostra natura quasi incontaminata (finora) l'Islanda potrebbe diventare facilmente un enorme e sontuoso stabilimento balneare dove la gente potrebbe venire a curare i suoi dolori e riposare. Sarebbe meglio se il governo utilizzasse i soldi per sostenere queste imprese invece di metterlo al servizio di Alcoa e Rio Tinto.
La flessibilità è importante: dovremo convivere con le tre fonderie di alluminio che sono già in funzione e trovare la maniera di farle diventare più ecologiche. Ma cinque sono veramente necessarie? Nel passato abbiamo messo tutte le uova nello stesso cesto e questo si è dimostrato pericoloso, come dicevo prima, quando il 70% delle nostre entrate venivano dalla pesca. Ora siamo sull'orlo dell'abisso per aver giocato tutto in campo finanziario. Se costruissimo altre due fonderie di alluminio l'Islanda diventerebbe il più grande fonditore di alluminio del mondo e saremmo conosciuti solo per questo. Rimarrebbe poco spazio per qualsiasi altra cosa. E se il prezzo dell'alluminio diminuisse, come sta accadendo, sarebbe una catastrofe.
L'Islanda può essere più autosufficiente e più creativa e, allo stesso tempo, fare le cose più in sintonia con il XXI secolo che con il XIX. Può costruire meno dighe, più piccole ed ecologiche. Usiamo questa crisi economica per essere totalmente sostenibili. Insegniamo al mondo tutto quello che sappiamo sulle centrali di energia geotermica. Sosteniamo le imprese verdi. Cominciamo dal basso. Può darsi che ci voglia più tempo perché crescano e diano profitti, ma hanno basi più solide, stabili e indipendenti dai su e giù di Wall Street e dal volubile prezzo dell'alluminio.
E questo aiuterà l'Islanda a mantenere la sua essenza migliore: una incontaminata e meravigliosa forza della natura.
[1] NdT: L'autrice si riferisce al decreto del governo di Londra con il quale sono stati congelati i fondi islandesi in Gran Bretagna. Vedi: http://www.lanacion.com.ar/nota.asp?nota_id=1057911
